Ero seduta al tavolo del mio barettino del cuore ieri sera
aspettavo Alex e il secondo bicchiere di falanghina con ostriche guardando assorta il naviglio dalla vetrata... Ci sono giorni in cui mi sembra ancora di amare questa città alla follia. Giorni in cui mi fa sentire a casa, a cuccia. Altri in cui invece sembra quasi mi voglia soffocare. La guardo e vedo solo una pseudo subrettina da quattro soldi, senza talento e per giunta neppure tanto figa... Amore e odio insomma, tutto nella norma dei miei rapporti... Ho scritto un po' di cose da fare nei prossimi giorni sulla mia adorata MOLESKINE, dunque: comprarne una nuova (anche se quest'anno l'agenda la volevo in spagnolo) commercialista, posta, bance e varie rotture di k.... fare l'albero, bianco, rosso e OVO ... adovo ovo! come dice Anto. Scrivere l'annuale letterina a Babbo Natale, anche se l'anno scorso ha fatto tutto il contrario di quel che gli avevo chiesto... vabbè io ci riprovo, semmai sarà l'ultima! Tiè! poi scalette, articoli vari, chart, cuffie da riparare, cuffie da ritirare e telefonini rubati da ricomprare. Davanti a me un ragazzo e una ragazza mano nella mano, occhi negli occhi. Comunicano con le vocine tipiche degli innamorati e si baciano ogni minuto. Come vorrei un kalashnikov mamma mia! Anzi no, un bluetooth per entrare nel cervello di lei e avvisarla che più e bello e più sarà brutto e che tanto FINISCE... SEMPRE!!!
... it's only a game!?
Finalmente a casa! Ho appoggiato la borsa, acceso il riscaldamento (ke freddo porku!), caricato la lavatrice con la montagna di “bianchi” in attesa da settimane e acceso il mac book… Chiacchierato un po’ con Homer su msn … ll solito adorabile scollegato (perché i miei ex mi diventano più simpatici quando sono ex?!) e riflettuto sui discorsi bellissimi fatti con la Tata a tavola fino a venti minuti fa. Non parto più fino a lunedì !!! Non mi sembra vero! Sto a casa… dormo a casa e se voglio mangio anche a casa, mi sembra un lusso… davvero! Sono un po’ malinconica, ho il tipico prurito di quando le ferite stanno guarendo… quello che non ti devi grattare se no levi la crosta e ricomincia a sanguinare. Con la Tata stasera si parlava d’amore, di pazienza, di sacrifici e io mi sono resa conto che rispetto a lei sono veramente un fallimento sotto tutti questi punti di vista. Io non ho mai fatto neanche la metà, neanche se ci tenevo, neanche se ci credevo… ma ci credevo? Venerdì notte ho chiesto al “mio uomo” di non farmi pagare conti che non mi appartengono, perché non è giusto e perché non me lo merito. Salvo poi fargliene pagare uno non suo non più tardi di sabato mattina. Sono appena uscita dal tunnel dell’eterno secondo. Nell’ultimo anno della mia vita ho giocato a livello agonistico ad uno sport troppo pesante, faticoso e impegnativo. Nonostante mi sia sforzata come non mai sono salita sul podio ma sempre al terzo gradino. Ho avuto la forza di capire e di accettare che quella non era la mia disciplina ed ho cambiato sport. Ora voglio vincere! Non accetto di arrivare ne seconda, ne ultima. Accetto fatica, rinunce e sacrifici ma non sconfitte… MAI PIU’! E così ho preso la borsa con tutte le mie cose e sono fuggita lontano… e come al solito nessuno ha avuto il coraggio di fermarmi. Devo avere una faccia davvero terribile quando sto per cominciare a correre! Mi mancano un sacco di cose adesso. Adesso che sono lontana, adesso che sono al sicuro. Però ho un sacco di sonno e per stanotte l’unico obiettivo sarà quello di farmelo passare… senza limiti!
... DEE JAY LIFE!
Si parlava con un collega di questo lavoro… il nostro lavoro, anche se non mi è mai piaciuto definirlo tale. Chi fa il deejay, E’ un deejay… è raro che ci si finisca dentro per caso. Servono amore, passione, dedizione, impegno, disciplina e spesso si deve essere disposti a rinunciare a molto… ahimè! E’ un “lavoro” spietato, succhia tutte le tue energie e non ti lascia tregua. Se ne frega se stai male, se sei triste, se sei stanco o se sei stufo. Qualsiasi cosa tu abbia devi riuscire a metterla da parte, seppellirla in un posto lontano e lasciarla li fino all’ultimo disco per far spazio a sorrisi, battute, balletti e quant’altro… “the show must go on” è la frase che calza a pennello, sempre e comunque, nel bene e nel male, in ricchezza e povertà…un matrimonio praticamente! In questi 20anni però la radio, la discoteca, la musica insomma mi ha ricambiata col regalo più importante e prezioso, un miracolo praticamente! Cioè quello di salvarmi da tutto, rendermi immune anche solo per qualche ora da sofferenze, problemi, delusioni e fallimenti. E’ sempre stato come se avessi un interruttore, partiva il primo disco e cancellava tutto. Sabato sera invece per la prima volta ho subito la maledizione di non trovare più quell’interruttore e dover andare avanti con i segni di un dolore sul viso, nella pancia e nel cuore. Ho pianto piegata sulla “flappa” dell’r’n’b, su quella dell’house e su quella del revival baracca… Ho abbassato il cappello d’oro sugli occhi per non far vedere le occhiaie e non ho mosso un muscolo neppure per il pezzo electro più potente. Ho guardato l’ora almeno 100 volte e altre 100 mi sono chiesta “perché?” Eccolo qui il LAVORO del deejay… magico e meraviglioso quando stai bene, spietato e crudele quando fai a botte con la vita e sei pieno di lividi
Sabato sera... nient'altro... solo questa canzone... e si va a suonare!
Conti ferito le cose che non sono andate come volevi temendo sempre e solo di apparire peggiore di ciò che sai realmente di essere. Conti precisi per ricordare quanti sguardi hai evitato e quante le parole che non hai pronunciato per non rischiare di deludere. La casa, l'intera giornata, il viaggio che hai fatto per sentirti più sicuro più vicino a te stesso, ma non basta, non basta mai.
Scivoli di nuovo e ancora come tu fossi una mattina da vestire e da coprire per non vergognarti scivoli di nuovo e ancora come se non aspettassi altro che sorprendere le facce distratte e troppo assenti per capire i tuoi silenzi c'è un mondo di intenti dietro gli occhi trasparenti che chiudi un po'.
Torni a sentire gli spigoli di quel coraggio mancato che rendono in un attimo il tuo sguardo più basso e i tuoi pensieri invisibili torni a contare i giorni che sapevi non ti sanno aspettare hai chiuso troppe porte per poterle riaprire devi abbracciare ciò che non hai più La casa, i vestiti, la festa ed il tuo sorriso trattenuto e dopo esploso per volerti meno male, ma non basta, non basta mai
Scivoli di nuovo e ancora come tu fossi una mattina da vestire e da coprire per non vergognarti scivoli di nuovo e ancora come se non aspettassi altro che sorprendere le facce distratte e troppo assenti per capire i tuoi silenzi c'è un mondo di intenti dietro gli occhi trasparenti che chiudi un po'.
E non vuoi nessun errore però vuoi vivere perché chi non vive lascia il segno del più grande errore.
Scivoli di nuovo e ancora come tu fossi una mattina da vestire e da coprire per non vergognarti scivoli di nuovo e ancora come se non aspettassi altro che sorprendere le facce distratte e troppo assenti per capire i tuoi silenzi c'è un mondo di intenti dietro gli occhi trasparenti che chiudi un po'. Che chiudo un po'. Che chiudi...
Fine della corsa anche per sto giro! Sono in aeroporto con un’ora di anticipo che guardo disperata quello che da minuscolo bagaglio a mano è diventato un baule gigantesco e prego il santo patrono dell’extracharge perché non mi castighi. Faccio mente locale su cosa ho dimenticato di raccontare… mmm… dunque… Ah si! “Italiani all’estero” titolerebbe Severgnini! Nella pace corroborante del parco del Montjuic non si poteva fare a meno di notare, e di sentire soprattutto, tre giovani ragazzi che scorazzavano chiassosamente con le loro bmx, urlando castronerie del tipo: “MAROOO SI FA FRIEDD AN COPP” e ancora “ CAN U ENNGGGIOII WIT NUIE STANOTT” rivolto a delle ragazze americane che stavano silenziosamente ammirando il panorama… come tutti noi del resto! Raggiunto ancora una volta ed in breve tempo l’apice dell’eterna vergogna per i miei compaesani, penso tra me : “ Perché non spariscono?” Il tempo di alzare lo sguardo e poco più avanti vedo volare: ruotine, cappellino, pedali, gambe e manubrio… C’era una scala ma lui ha visto solo l’ambulanza che se l’è portato dritto nella sceneggiatura di un E.R catalano. E giustizia fu!