Preserata con l’Ale (vedi amica del cuore) in giro a “fan cazzare”.
Esterno giorno, appuntamento in una via del centro.
Passeggiata liberatoria, bicchiere di vino consolatorio e proseguimento passeggiata “sfogatoria”… non si dice ma ci sta!
Dialoghi molto “sex&the city”, umori molto “after death” cult splatter movie.
Passiamo davanti ad un sexy shop:
“entriamo?” lei
“sto fumando” io
“ e dai ridiamo un po’” lei
“ma de che?” io “ il sesso in questo momento non è neanche l’ultimo dei miei pensieri, e anche se mi sforzo di certo non rido… sono asessuata, attempata, angosciata e pure un po’ assetata… non possiamo tornare al bar?”
Ovviamente si entra.
Mi riempio gli occhi (e le palle) di completini in pizzo in tutti i colori, vestitini da infermiera, scolaretta e cameriera. Tacchi a spillo e pantofoline, reggicalze e calze a rete... che noia!
Salgo al piano superiore.
“Noooo! Dove vai?” mi sento urlare da sotto
“vado su a vedere” rispondo innocente
“ meglio di no, su ci sono le cose più estreme…è troppo pesante!”
“ In che senso troppo pesante? Ho 40 anni mica 12! Giuro che se i vibratori si coalizzano e cercano di violentarmi faccio bungge jumping dal soppalco!”
Raggiungo la zona of limit e mi guardo attorno con fare circospetto.
Non mi coglierete di sorpresa e soprattutto non mi avrete!
Intorno a me un tripudio di lattice, gomma, borchie e catene. Pinzette, vibratori, palline multicolor e anelli in acciaio di ogni misura… a che serviranno? A chi serviranno? Boh…per quanto mi sforzi proprio non ci arrivo, è un mondo sconosciuto che non mi appartiene e va bene così.
Termino il mio fetish tour e torno giù, sana, salva e imperturbabile come una mummia.
Tre ore dopo, interno notte, discoteca.
Io in consolle, Ivonne (la mia vocalist) sul palco e due giovani fanciulle vestite da porno poliziotte sui cubi. Sotto di loro una fila di uomini di mezza età (anche più di mezza a dire il vero) fasciati in micro tutine in lattice (quelle tutine) e addobbati con borchie e catene di ogni tipo (quelle catene) attendono imploranti il loro turno di perversa tortura.
Disposti a tutto pur di farsi schiaffeggiare, calpestare, frustare, insultare e umiliare in ogni modo. Italiani, olandesi, tedeschi ,inglesi… il masochismo non ha confini, ne controlli alla dogana suppongo. Non siamo in un sexy shop e men che meno in un bordello ma a loro non importa, hanno letto la parola “fetish” sull’invito e hanno fatto migliaia di chilometri per metterla in pratica e se noi siamo qui per ballare è un problema nostro, siamo noi quelli fuoriposto…
Finisco il mio set e mi affaccio dalla consolle per godermi il surreale panorama. Mi si avvicina un signore di 50 anni, brizzolato, grassottello, occhietti furbi e guance rosse per l’eccitazione. Mi chiede senza mezzi termini di dargli un ceffone.
“Ma non ci penso nemmeno“ rispondo “ io sono qui a lavorare non a menare la gente!”
“allora fammi quello che vuoi“ insiste in inglese “ prova ad esplorare nuovi orizzonti del sesso” e mentre me lo chiede mi tocca il culo come se fosse la cosa più naturale del mondo.
In una situazione normale gli avrei cambiato i connotati a suon di pugni, invece gli ho sorriso, gli ho dato un bacino sulla guancia e gli ho sussurrato dolcemente “ have a good night honey”… mi ha guardata con disprezzo ed è sparito per sempre. bah!
see you