L’HOMO SELVATICUS DI VENEZIA

Pubblicato il 25 Settembre 2023

A Venezia, nella piazzetta di Santa Maria Nova, sorge il palazzo cinquecentesco Bembo-Boldù.
Sulla facciata di questo palazzo, in una nicchia tra il secondo e il terzo piano, è visibile una scultura davvero particolare: un uomo dalla barba lunga e tutto coperto di peli, con in mano un disco su cui è scolpito in bassorilievo un sole.

Oggi, la scultura è soprannominata “homo selvaticus”, mentre in dialetto locale è chiamata “vecio pien de peo”.
Secondo alcuni, l’uomo rappresenterebbe il dio romano Saturno, in greco Cronos, cioè il Tempo.
Secondo altri, la scultura raffigurerebbe l’esaltazione dell’alchimia, ossia la scienza di origine araba che si proponeva di trasformare i metalli in oro e in farmaci utili a prolungare l’esistenza.
Secondo altri ancora, l’uomo ricorderebbe l’uomo primitivo, appunto “ homo selvaticus”, simile a quello presente in altre rappresentazioni.
Di fatto, della statua balza subito all’occhio la pelosità ordinata; così, osservandola, si potrebbe anche pensare a una caratteristica del corpo magari posseduta da chi ha commissionato la statua, un signore che con estrema e ammirabile ironia ha giocato su un aspetto particolare di sé.

Luisa Maioli
Ogni venerdì, dalla trasmissione “L’Ora dei Galli” condotta da Vincenzo Giuliana dal lunedì al venerdì dalle ore 6.00 alle ore 8.00.
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